Il mediatore familiare, una professione e uno stile di vita

Come già saprete, la mediazione familiare è il fulcro del nostro lavoro. Lavorare con le coppie in crisi o che si stanno separando è diventata, nel tempo, l'attività a cui ci siamo più appassionati e che ci dà i risultati più positivi.
Con piacere abbiamo visto crescere la richiesta di professionisti adeguatamente formati: il mediatore familiare diventa una figura sempre più utile. Un po’'perché separazioni e divorzi sono in aumento, un po' perché (finalmente!) le coppie cominciano a comprendere la reale funzione del mediatore familiare e l'efficacia del suo intervento.
Dalla metà degli anni Settanta, quando è nata, a oggi, di certo la mediazione familiare si è evoluta, affinata, arricchita per rendersi sempre più adatta alle esigenze delle coppie che si separano, in una società in veloce cambiamento. Sempre più sono, quindi, le persone che scelgono di formarsi per diventare professionisti della mediazione familiare.
Oggi vogliamo parlare di come intraprendere questa carriera significhi iniziare un percorso di crescita professionale e personale continuo. Essere mediatori familiari cambierà il vostro stile di vita.

 

La crisi di coppia

I dati sembrano suggerire che oggi molte coppie entrano in crisi ma non tutte sono in grado di affrontare i periodi di difficoltà. Non c'è granché di strano secondo noi, perché nessuno ci insegna come affrontarli. Tutta la carica di emozioni negative, non espresse, non comprese, può facilmente diventare una bomba a orologeria, senza che i partner abbiano la più pallida idea di come si disinneschi.
Parliamo di emozioni perché sono un punto di partenza imprescindibile nel nostro intervento di mediazione familiare. Un mediatore familiare è formato per saper affrontare prima di tutto le proprie emozioni. Impara a riconoscerle, chiamarle per nome e gestirle. E per questo le riconosce nei clienti, grazie all'empatia che è in grado di instaurare con la coppia che ha di fronte. Riconosce nei partner la frustrazione, la rabbia, la voglia di rivalsa che hanno l'uno sull'altro e che li spinge a confliggere e non trovare una soluzione in modo autonomo.
Lo sviluppo di questa abilità presuppone un percorso di crescita personale per il mediatore familiare, ecco perché parliamo di cambiamento e miglioramento dello stile di vita. Non si tratta di imparare una professione e basta, ma di interiorizzare un modo di essere che serve in prima istanza a saper gestire le proprie vicende personali e di coppia. Innescare questo processo nella quotidianità rende il mediatore familiare il primo sperimentatore dell'efficacia di atteggiamenti e modi di fare positivi e costruttivi. Per questo è in grado di aiutare le coppie in crisi e condurle a una separazione consensuale e senza ostilità.

 

Obiettivo della mediazione familiare: la separazione consensuale

Il mediatore familiare lavora con coppie in cui l'amore ha lasciato spazio a sentimenti negativi. Il suo compito non è quello di portare le coppie al ripensamento sul divorzio (a meno che non sia quello che la coppia desidera, naturalmente).
Il compito del mediatore è quello di ristrutturare la comunicazione della coppia, in modo che torni su un livello empatico, di scambio collaborativo nell'interesse di entrambi i partner e, dove ci sono, dei figli. Questo è possibile, perché il fatto che due persone non si amino più non significa che debbano arrivare a detestarsi. Ci sono dei valori, dei sentimenti e una visione della vita che li hanno uniti. C'è stata, quindi, la fase in cui queste due persone sono riuscite a costruire un progetto con unità di intenti.
Anche nel momento in cui una coppia si separa, ha un'unità di intenti e degli interessi comuni: il benessere dei figli, una equa ripartizione del patrimonio e delle responsabilità, una vita serena anche se il progetto non è più quello di viverla insieme come prima. Il vero interesse della coppia, e quindi del mediatore, è proprio quello di raggiungere questi obiettivi senza ostilità.
Un buon professionista conosce le tecniche e gli strumenti per arrivare a questo obiettivo e in questo, nella nostra visione, il counselling è imprescindibile. Riuscire a rimettere in comunicazione efficace due persone animate da rancori è territorio prediletto del counselling. E ha la sua grande efficacia anche nel processo di mediazione.
Riuscire a condurre una coppia ostile in un territorio di ragionevolezza e ritrovata condivisione, è una soddisfazione professionale e personale che cambia in meglio anche la vita del mediatore. Lo spinge a fare meglio con ogni coppia che incontra e a trarre insegnamenti positivi, utili anche in campo privato. Ecco perché è una professione che consigliamo a tutte le persone che cercano nel lavoro un arricchimento costante.


Come si diventa mediatori familiari?

Come dicevamo prima, la richiesta di professionisti qualificati è in aumento. Inoltre, è recente la proposta di renderla obbligatoria.
Noi di Mediare abbiamo avviato i nostri corsi di formazione per mediatori familiari dal 2003.
Negli anni il percorso si è aggiornato, ha integrato nuovi metodi e modelli, per migliorare la formazione dei nostri allievi. Il nostro direttore scientifico Franco Pastore ha messo a punto un suo modello, grazie all'esperienza pluridecennale come counsellor e mediatore e allo studio costante.
Un buon mediatore, per sapere intervenire con efficacia e risultati positivi, deve passare dal counselling. Per questo la nostra formazione comincia da questa disciplina, per entrare poi nel merito delle dinamiche di coppia e della mediazione familiare.
Il corso in mediazione familiare ha durata di due anni e abilita alla professione, regolata dalla Legge 4/2013 e dalla Norma UNI 11644. Per qualsiasi domanda o informazione, siamo disponibili a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e la nostra segreteria è attiva dal lunedì al venerdì, in orario 9.30 - 13.30, al numero 06 3721136.

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