In amore vince chi parla

Un detto molto conosciuto recita “in amore vince chi fugge”. Queste poche parole che tutti avremo sentito almeno una volta nella vita, racchiudono un significato più articolato.
Come se l'amore fosse una continua rincorsa, avrebbe la meglio chi si fa desiderare, chi è sfuggente e indecifrabile e - quindi - si avvolge di un'aura di mistero. Di certo questo è intrigante, noi esseri umani siamo portati ad appassionarci a qualcosa che ci sembra al di fuori della nostra portata, quasi a spingere il limite un po' più in là e dimostrare a noi stessi di essere all'altezza.
E se proiettassimo questo tipo di comportamento in una relazione più stabile e duratura? L'effetto sarebbe ben diverso. Stare con un partner che sfugge, che non comunica e non dialoga, può essere sfibrante. Per funzionare, una relazione dovrebbe riuscire a mantenere i partner in connessione attraverso le varie fasi della vita. Chiudersi al dialogo non è un buon metodo, cercare un confronto e uno scambio continuo è ciò che può garantire una crescita insieme.

Perché manca il dialogo nella coppia?

Per i motivi più disparati capita che le coppie smettano di comunicare su temi quotidiani, come su quelli più esistenziali. Si innescano delle routine che assottigliano pian piano il livello di confronto. I partner inseriscono il pilota automatico e smettono di nutrire i piccoli momenti di felicità e di scambio, vitali per l’evoluzione della coppia.
Sì, perché una coppia si evolve in base a come si evolvono i suoi componenti. Un po’ come ci insegna il modello sistemico, tra quelli su cui si fonda il nostro lavoro di counsellor e mediatori familiari, e che insegniamo anche nei nostri corsi.
Tutti noi, nel corso della vita, cambiamo punto di vista e atteggiamento su tanti temi. È fisiologico e normale, perciò l'elemento che può farci impensierire non è questo. Il campanello dovrebbe suonare quando questi cambiamenti non arricchiscono il fluire della vita di coppia, ma arrivano a rompere degli equilibri.

Gestire il cambiamento. Insieme.

Il cambiamento può avvenire per avvenimenti spiacevoli o tragici, come un licenziamento improvviso, la perdita di un familiare o di una persona cara, motivi di salute. Questi e altri motivi possono generare paura, sconforto, frustrazione. E tali sentimenti ed emozioni non sono sempre facili da esternare, anzi. Innanzitutto dobbiamo saperli riconoscere, leggere le nostre emozioni e dar loro una dimensione. Senza questo passaggio sarà molto difficile riuscire a elaborarle e condividerle con il partner.
Il nostro atteggiamento può cambiare anche per motivi molto meno gravi. Dallo stress lavorativo, alla preoccupazione per un figlio, tante questioni quotidiane possono incidere sul nostro stato d’animo, farci sentire a disagio. Talvolta può anche non esserci un motivo esterno, ma che viene da dentro: una volontà di rinnovamento data dalle diverse esigenze che si hanno nelle differenti fasi della vita.
Saper dare un nome alla propria esigenza è un compito individuale, così come riuscire a condividerla. Con questi presupposti, affrontare le piccole e grandi sfide quotidiane insieme può essere molto più semplice.


Parola d’ordine: comunicazione

Facciamoci caso: le liti e l’allontanamento dal partner avvengono perché non siamo in grado di comunicare in modo efficace. Non esternare cosa sentiamo, cosa vorremmo per stare meglio, cosa ci manca è - di fatto - mettere un muro che ci separa da chi amiamo. La paura di non venire capiti e che le nostre esigenze non siano accolte, ci fa chiudere in un silenzio o, peggio, in una comunicazione nervosa e ben poco positiva. Possiamo quindi dire che magari lo scambio c’è, ma passa su binari fatti di incomprensioni. E genera ulteriore frustrazione, come è normale che sia.
Ancora una volta torna il tema dell’assertività: diventa importante non solo aprirci al dialogo sui nostri bisogni, ma anche farlo nel modo giusto. Proviamo a fermarci, chiederci cosa ci serve per stare meglio e dargli un nome. Sforziamoci di lasciare da parte l'imbarazzo o la rabbia e proviamo a chiedere cosa vorremmo dalla nostra metà. Proviamo anche a ragionare su cosa possiamo fare noi per andare incontro al partner e a una sua mutata esigenza, perché anche questo non è trascurabile.
Questo processo all'inizio può sembrare faticoso, ma riuscire a farlo anche solo una volta ci farà rendere conto del beneficio che ne trarrà la coppia. E diventerà molto più semplice farlo sempre.


Il counselling e la coppia

Il counselling viene considerato spesso come un percorso individuale o, in alcuni casi, di gruppo. Più raramente viene associato alla coppia, ma in realtà è ciò su cui noi di Mediare siamo specializzati con ottimi risultati. Ciò significa che il processo di counselling usato coi singoli, può essere adeguatamente inserito anche in un contesto di coppia. Il perché è semplice: la cosa importante è il processo che il counsellor mette in atto.
L’obiettivo di un percorso per partner, come il counselling di coppia, è proprio quello di ristabilire una connessione tra due persone che si vogliono bene ma non sono capaci di far funzionare al meglio la propria relazione.
Non tutte le coppie riescono a rimettersi in comunicazione empatica se si sono raffreddate o se litigano spesso. Non tutti i partner sono in grado di soffermarsi sui bisogni di ognuno e di come conciliarli con il bisogno della coppia nella sua interezza. Un counsellor conosce le tecniche per far sentire i membri di una coppia accolti e non giudicati ed è in grado di condurre i partner su un terreno comune, quando si parla della relazione. Sa come portarli a condividere, aprirsi, riconoscersi e, finalmente, comunicare. Perché sì, in amore vince chi parla.

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