Genitorialità condivisa: come crescere figli felici dopo la separazione

Tra i tanti diritti che i figli possono vantare nei confronti dei genitori ne esiste uno particolare, che è quello di avere entrambi i genitori a loro disposizione nello stesso tempo.
Il bambino costruisce la sua sicurezza proprio contando su entrambi i genitori e soprattutto prevedendo di poterli avere nel suo futuro, quando si troveranno in una situazione di grave difficoltà, come una malattia o un ricovero in ospedale ma anche in una situazione in cui condividere loro la felicità, come la laurea, il matrimonio.
Questa sicurezza viene messa in crisi dalla separazione dei genitori a causa dei conflitti che la accompagnano: di solito la rottura della coppia genitoriale porta il figlio ad immaginare di esser costretto a contare su di loro, se tutto va bene, ma su di uno per volta.
E invece la separazione, pur rompendo l’unione d’amore non deve impedire che il figlio pensi ancora all’esistenza di una coppia, di una coppia di genitori, proprio ancora uniti nella funzione genitoriale.

 

La separazione e la rottura degli equilibri

Condividere la genitorialità è decisamente difficile nelle coppie unite e diventa quasi impossibile dopo la separazione.
I genitori sono persone molto diverse tra loro, e ciascuno ha il diritto di essere come vuole e di avere le proprie opinioni: questa diversità, però, non è un ostacolo alla condivisione e anzi è una ricchezza: due punti di vista sono meglio di uno solo. La loro utilità è proprio nella possibilità di discuterne e di trovare di volta in volta la soluzione migliore, che magari è una terza ipotesi.
Occorrono dunque il confronto continuo e la discussione: queste attività non dovranno determinare un conflitto e tanto meno un litigio, soprattutto davanti ai figli: questi penserebbero il contrario di ciò che vogliamo e che sono proprio loro la causa dei conflitti.

Collaborazione, condivisione, solidarietà

Trovata la soluzione occorre poi la coerenza rispetto a questa dei comportamenti di entrambi; occorre cioè la collaborazione reciproca dei genitori. E se i comportamenti concordati dovessero non produrre gli effetti voluti, l’errore dovrà essere attribuito a entrambi: occorrerà solo discutere di nuovo.
E poi occorre che ciascuno dei genitori sia fedele rispetto alla scelta condivisa: i comportamenti, le opinioni e gli atteggiamenti dimostrati al figlio debbono essere uguali sia in presenza che in assenza dell’altro genitore.
Tutto ciò non basta perché occorre ancora un altro ingrediente: è quello della solidarietà reciproca. Ciascun partner deve chiedersi cosa può fare affinchè l’altro sia il miglior genitore possibile per il figlio comune; il benessere psico-fisico di entrambi è la condivisione necessaria perché tutto funzioni.

 

Superare il trauma della separazione è possibile

La genitorialità che ho descritto è indispensabile nelle famiglie unite, ma è ancora più necessaria dopo la separazione perché questa è già di per sé un trauma per il figlio e sarà ridotto nella misura in cui la ex coppia riuscirà a realizzare la condivisione in modo migliore di quanto ha cercato di fare in precedenza.
Il compito è personale e non può essere affidato né alla legge né al giudice che deve applicarla: troppo spesso il provvedimento del giudice che regola la separazione arriva come un colpo d’ascia improvviso che non può tener conto degli effetti che produrrà.

La legge non basta: la mediazione familiare è la risposta

La legge può solo dare indicazioni, come quella che prescrive l’affido condiviso quando non c’è una grave indicazione contraria.
Ma la legge può anche dare indicazioni negative: è il caso del disegno di legge Pillon che istituzionalizza la teoria delle due abitazioni per il figlio, da utilizzare con un ritmo alternativo precostituito. Con questa prescrizione si realizza proprio un maggior distacco, una maggiore distanza non solo tra i due genitori ma tra i due mondi diversi che rappresentano agli occhi del figlio: due mondi che saranno in contrasto crescente tra loro. E ciò, nel migliore dei casi, produrrà solo confusione nel figlio; nel caso peggiore il figlio rimarrà estraneo ad entrambi i mondi e cercherà altrove chi potrà insegnargli a vivere.
Il compito di aiutare la ex-coppia a costruire una relazione nuova e caratterizzata dalla genitorialità condivisa può essere svolto soltanto da un counsellor di coppia o da un mediatore formato nella nostra scuola. La strada da percorrere è quella che passa attraverso la ricerca della causa che ha portato la coppia, prima felice, a non funzionare più: ne deriveranno indicazioni su come evitare che in futuro vengano ripetuti gli stessi errori.

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