A cosa serve la rabbia e come è possibile gestirla

Le emozioni che proviamo sono in parte innate, in parte scaturiscono dal contesto sociale in cui siamo inseriti. Insieme a poche altre, la rabbia è individuata tra le emozioni primarie, cioè quelle innate, individuabili fin dalla nascita in tutte le società del mondo.
Abbiamo già parlato delle emozioni e di quanto sia importante riconoscerle, esplorarle, sfogarle. I nostri stati emotivi parlano di noi, delineano chi siamo e come reagiamo alle situazioni che viviamo ogni giorno. Ciò vuol dire che anche i nostri problemi sono legati a doppio filo con le emozioni che proviamo.
Cosa ci provoca rabbia? Riusciamo a gestirla o ci facciamo travolgere? Possiamo considerare la rabbia come un’emozione positiva?

 

Rabbia positiva e rabbia negativa: a cosa ci serve quest’emozione?

Proviamo a dare una definizione di cosa sia la rabbia.
L'ira o rabbia, come più comunemente la chiamiamo, è una reazione emotiva a condizioni o situazioni avverse. Ci sono diversi livelli che corrispondono a una reazione più o meno plateale. La rabbia, infatti, non si manifesta solo in modo violento, ma anche con comportamenti e atteggiamenti più o meno aggressivi.
Quando sentiamo una minaccia, un pericolo, o pensiamo di essere vittime di ingiustizia, la nostra reazione può essere rabbiosa. Possiamo quindi iniziare a comprendere a cosa ci serve questa emozione: difesa, tentativo di preservare la soddisfazione dei nostri bisogni quando crediamo sia minacciata. Ha a che fare con l'istinto di autoconservazione, ha una funzione adattiva in principio.
Le persone con cui tendiamo ad arrabbiarci di più sono quelle a cui teniamo e che ci stanno vicine (familiari, amici, colleghi, compagni di squadra) perché magari deludono le nostre aspettative. Il fatto che siano persone che conosciamo e ci conoscono bene, ci fa pensare che non dovrebbero mai deluderci o fare qualcosa che possa ferirci.
Le nostre reazioni possono essere più o meno intense, come dicevamo, e possiamo provare a dare loro un connotato positivo e uno negativo.
La rabbia può essere considerata positiva quando ci consente di manifestare un disappunto per un comportamento o una situazione che mette in pericolo il rapporto con una persona o un gruppo di persone. Per esempio, un comportamento del partner che nuoce all'equilibrio della relazione. O il comportamento di un figlio che mina il rapporto di fiducia col genitore. O ancora, un collega che si comporta in maniera per noi poco corretta. Scatta una sorta di difesa, che ci permette di affermare che il comportamento o l'atteggiamento del partner, figlio o collega, mina la relazione di fiducia e l'equilibrio del rapporto. Il rovescio della medaglia è la componente negativa della rabbia: se espressa con troppa veemenza e senza freni inibitori, può mettere a dura prova le nostre relazioni.
Immaginiamo che il nostro partner abbia fatto qualcosa che non ci fa stare bene, magari più di una volta. Se è una cosa che ci fa soffrire, che ci fa sentire sminuiti, che può compromettere il rapporto, certamente è bene dirlo. Anche in maniera decisa, certo. Capita, però, che esprimiamo il nostro disappunto in maniera esplosiva, alzando il tono della voce, usando frasi o parole molto taglienti se non offensive, o peggio. Se da una parte è giusto e positivo comunicare cosa non va, al contempo potremmo far caso a come lo comunichiamo, per non compromettere ulteriormente la qualità della nostra relazione.
Sì, ma come si fa?

Se non controlli la tua rabbia, un counsellor può aiutarti

Tra i vari problemi che un counsellor aiuta a risolvere, c'è anche quello della migliore veicolazione delle proprie reazioni ed emozioni. Il counsellor è un esperto di aiuto, non di un problema particolare, ma del processo da mettere in atto per risolverlo.
Ecco perché, se un cliente esprime l'esigenza di riuscire a riconoscere e gestire la propria rabbia, può aiutarlo. Il compito del counselling non è quello di indagare nel profondo come farebbe la psicoterapia, ma è quello di aiutare a risolvere il problema contingente con gli strumenti che il cliente stesso ha a disposizione. Un buon counsellor cerca il modo di far diventare un'emozione come la rabbia, funzionale alla relazione del suo cliente.
Il primo passo da fare è quello di capire come trasformare questa rabbia in una comunicazione efficace. Il processo di counselling mette il cliente in grado di analizzare autonomamente il meccanismo che innesca la reazione veemente e l'emozione che prova. Le risorse che già possiede, ma non riesce a usare, verranno stimolate e attivate perché la reazione rabbiosa sia quanto più positiva possibile. Il counselling favorisce l'assertività, l'espressione dei bisogni in modo deciso, argomentato e motivato, ma non scortese o, peggio, rabbioso.
Importanti studi condotti sull'autocontrollo, dimostrano come questo si possa allenare. Esattamente come un muscolo, possiamo allenare la nostra capacità di reazione anche negli stati emotivi che ci causano frustrazione o dolore. Non si tratta di reprimere o eludere le proprie emozioni, in questo caso la rabbia, quanto di elaborarle ed essere più consapevoli rispetto alla nostra reazione. Il counselling può aiutarci a rendere una reazione rabbiosa in qualcosa di costruttivo e non distruttivo. Saper affrontare le nostre emozioni con consapevolezza ci mette in grado di poterlo fare anche con i problemi e le difficoltà quotidiane, piccole o grandi che siano. È solo una questione di allenamento, costante e possibile.

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